Ticino | Masseria di Novazzano TI (XIV-XIX sec.)


n. 851
La traslazione della masseria la Pobbia di Novazzano è il progetto più importante finora mai realizzato al Ballenberg. La masseria è un tipico esempio di costruzione sorta nel contesto del cosiddetto “capitalismo delle campagne”, sistema economico agrario molto diffuso nell’Italia settentrionale. Tra la metà del XVIII secolo e gli anni Trenta del secolo scorso, i terreni di pertinenza della masseria si estendevano su una superficie di ventun ettari.

L’edificio a corte, le cui origini risalgono al XIV secolo, è lungo 45 metri e comprende una cinquantina di locali: cucine, cantine, camere da letto, stalle, fienili ecc. La masseria rimase in possesso dei conti Turconi fino al 1805, data di morte di Alfonso Maria Turconi (1738–1805) che lascia in donazione tutti i suoi beni per la costruzione di un ospedale a Mendrisio. Sulla scorta dei piani catastali del 1845 e del 1856–60, e dei dettagliatissimi inventari (le consegne) redatti in occasione del rinnovo dei contratti di mezzadria, è possibile seguire con precisione la storia della masseria a partire dal 1790.

Nel 1824, nella corte vivevano due famiglie di coloni, ma al passaggio del secolo il loro numero era già salito a cinque e, nel 1905, la masseria ospitava ben sette unità aziendali, essendo venuti ad aggiungersi ai cinque contadini anche un carrettiere e un oste. Tra gli anni Trenta e Quaranta, nella masseria si contavano ventotto persone, quattro coppie di adulti e venti figli. Dopo il 1942, la Pobbia viene gradualmente abbandonata e, fino al 1962, era ancora abitata da una sola famiglia di sei persone. Negli anni Ottanta, l’ultimo colono viveva solo nell’edificio ormai preda dell’incuria come i terreni rimasti.