Cucinare è unabilità che appartiene da sempre al genere umano. In alcuni edifici del Museo, la cucina è in effetti attiva esattamente come lo era per le donne contadine di un tempo, per esempio nella Casa contadina di Villards-Bramard VD (531) o nella Cascina Champatsch/ Val Müstair GR (1311). In altri manufatti, laccento è posto sulla preparazione e la trasformazione dei generi alimentari. Si può dunque facilmente constatare quanto semplice e spesso spartana fosse la mensa delle popolazioni rurali e quanto tempo ci volesse per preparare le scorte prima dellavvento delle scatolette e del congelatore.

Sulla stufa sta cuocendo una minestra di verdura che manda un delizioso profumo. Il personale del Ballenberg mostra regolarmente come si svolgeva una giornata tipo di una donna contadina, come si arrangiava in cucina senzacqua corrente né elettricità e con poca luce. «Accendere il fuoco in questo fornello è unimpresa», dice Margrit Mäder mostrando il portellino della stufa, sopra la quale penzola una piccola lampada a petrolio. Per controllare nella pentola, Margrit Mäder usa però una moderna lampada tascabile. Il catino per rigovernare è accostato alla finestra, sotto la quale uno scarico convoglia lacqua allesterno.
Oggi può forse apparire romantico sedere al tavolo della cucina della bisnonna e gustare la minestra da una scodella, ma è subito chiaro a tutti quanto faticosa fosse la realtà della massaia del passato. Per non parlare dellorigine degli ingredienti, della monotonia dei piatti e delle difficoltà che si incontravano in caso di cattivo raccolto. Chi desidera può assaggiare le pietanze preparate al Museo, mentre i gruppi hanno la possibilità di mettersi ai fornelli.